Francesco Tinacci - Psicologo e Psicoterapeuta | Riceve ad Empoli e Firenze

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Ciò che ci viene da fare spontaneamente è sempre positivo?

Ciò che ci viene da fare spontaneamente è sempre positivo?
23 maggio 2017 francesco

Non c’è nulla di artificiale che non possa essere reso naturale e nulla di naturale che non possa essere reso artificiale attraverso l’esercizio» Blaise Pascal

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Un’idea molto radicata nella nostra società consiste nel considerare ciò che viene spontaneo dalla persona come sempre positivo.

Il concetto di espressione del sé, di autorealizzazione, spesso è considerato un principio di base per la salute e l’equilibrio psicologico. Troviamo spesso nel linguaggio comune detti come “devo ritrovare me stesso”, “ho bisogno di esprimere me stesso”, “questo è quello che mi viene di fare, quindi è corretto”. Il concetto di spontaneità viene spesso associato a quello di “verità”, come se, “ciò che viene spontaneo“ corrispondesse a ciò che siamo.

In realtà ciò che ci viene spontaneo corrisponde ad una modalità che è stata appresa durante il tempo e che ci ha permesso di adattarci all’ambiente in cui viviamo.

Per fare degli esempi, chi ha ottenuto risultati positivi nell’arco della vita evitando di affrontare situazioni troppo rischiose sarà portato a ripetere, anche inconsapevolmente, questo copione che percepirà come spontaneo. Chi ha ottenuto risultati importanti evitando di entrare in conflitto con gli altri, spontaneamente proporrà questa modalità nelle relazioni ecc..

Tutto questo conduce al tema di come si costruiscono i problemi psicologici: al contrario di quello che ci dice il senso comune ed anche alcune teorie in ambito psicologico, secondo l’approccio strategico costruttivista, proprio ciò che ci viene spontaneo è ciò che costruisce il problema: schemi che abbiamo ripetuto e che sono diventati spontanei, nel loro intensificarsi e in corrispondenza di cambiamenti di vita, si possono trasformare da adattivi a disadattivi.

Ritornando all’esempio di sopra chi si è abituato a “non di dire mai di no” e a non entrare mai in conflitto con gli altri, se raggiunge una promozione sul lavoro ed arriva ad assumere un ruolo di leaderschip con sottoposti, per forza di cose si troverà in difficoltà. Facilmente potrebbe giustificare le proprie difficoltà dicendo a se stesso ed agli altri:” non ci riesco io sono fatto cosi!”.

Rinunciando ad una importante possibilità di crescita personale.

Proprio perché l’approccio strategico rifiutà l’idea spontaneetà- verità, si distacca da visioni deterministiche che attribuiscono il problema della persona a fattori interni immodificabili, che fanno parte di lei.

Ciò che è appreso al contrario, è per definizione modificabile, uno schema disfunzionale può essere cambiato-trasformato in uno funzionale.

Nella maggior parte dei casi questo obbiettivo viene perseguito conducendo la persona a mettere in atto comportamenti discordanti rispetto a quello che le viene da fare spontaneamente.

Possiamo dire che quando ci sentiamo chiusi in un problema la spontaneetà paradossalmente è la nostra peggiore nemica.

 

 

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