Francesco Tinacci - Psicologo e Psicoterapeuta Empoli

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GLI ALTRI CE L’HANNO CON ME!

GLI ALTRI CE L’HANNO CON ME!
22 marzo 2017 francesco

Fra i problemi psicologici che generano più sofferenza e ai quali spesso vengono attribuite prognosi negative e trattati, per lo più, attraverso cure farmacologiche abbiamo le paranoie con manie di persecuzione. La persona ha la sensazione di essere rifiutata o giudicata male dagli altri, nonostante le persone vicine le facciano notare come questa idea sia del tutto infondata.

In generale chi soffre di tale problema difficilmente ricerca un aiuto, in quanto il “problema è degli altri”, e ogni tentativo mirato ad esaminare più lucidamente la realtà, spesso fallisce miseramente.

Ma come si costruisce un problema di questo tipo, come si arriva a credere che sul lavoro tutti complottano contro di noi o che amici, anche di lunga data parlano male alle nostre spalle.

Tutto nasce dalla sensazione di poter essere rifiutati o maltrattati dagli altri, tale sensazione può originarsi da un episodio casuale in cui la persona, per esempio, riceve una critica oppure può originarsi senza un episodio specifico.

Il passo successivo è ciò che in un’ottica costruttivista va a formare il problema: la persona invece di mettere in discussione o lasciar passare tale sensazione, reagisce ragionandoci sopra e avvalorando sempre di più l’ipotesi che gli altri hanno intenzioni malevole nei suoi confronti. Tutto questo conduce sul piano comportamentale a delle reazioni di chiusura o di scontro verso gli altri.

Gli altri reagiranno a questi comportamenti in vari modi: aggredendo a loro volta perché si sentono presi in causa ingiustamente, chiudendosi e allontanandosi perché percepiscono una freddezza nei loro confronti ingiustificata, o chiedendo spiegazioni rispetto al comportamento ostile della persona e cercando di spiegare che è infondato.

Le reazioni degli altri vanno a confermare l’idea di essere rifiutati o giudicati male, e così da una sensazione che diventa un dubbio arriviamo alla certezza: “tutti ce l’hanno con me”.

Spiegato questo processo si capisce come le persone che soffrono di manie di persecuzione siano difficili da persuadere dell’infondatezza delle loro idee, in quanto la freddezza nei loro confronti può essere reale, ma quello che non vedono è che viene costruita da loro stesse, assecondando la sensazione di rifiuto iniziale.

Inoltre ogni tentativo di convincerle del contrario alimenta ancora di più il sospetto, insinuando l’idea che: “gli altri non si impegnerebbero così tanto nel chiarire che non hanno intenzioni malevole nei miei confronti se non ce l’avessero”.

Si innesca così un circolo vizioso che va ad alimentare il disturbo e che può condurre nel suo incremento anche al ritiro dalla vita sociale.

La terapia breve strategica interviene sui fattori che mantengono e in questo caso vanno proprio a determinare il disturbo, se la credenza di essere rifiutati è radicata questa non viene criticata (in quanto come abbiamo visto è inutile), ma utilizzata per fare esperire esperienze relazionali diverse ed intaccare la convinzione disfunzionale stessa. Come spesso accade nella tradizione strategica si usa la forza del disturbo contro se stesso.

Articolo pubblicato per 5-Avi

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