Francesco Tinacci - Psicologo e Psicoterapeuta | Riceve ad Empoli e Firenze

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PROBLEMI PSICOLOGICI E DINAMICHE RELAZIONALI ALL’ INTERNO DELLA FAMIGLIA

PROBLEMI PSICOLOGICI E DINAMICHE RELAZIONALI ALL’ INTERNO DELLA FAMIGLIA
27 luglio 2016 francesco

 

 famiglia

 

Il gruppo del Mental Research Institute (MRI) di Palo Alto ispirato dalle innovative idee di Gregory Bateson , ha elaborato negli anni settanta un modo completamente nuovo di considerare i problemi psichici e comportamentali. Fino a quel momento questi erano considerati interni e per così dire di “proprietà dell’individuo” che ne soffriva, in linea con i due modelli teorici e di intervento imperanti in quegli anni: la psicoanalisi (e le sue differenti ramificazioni teoriche) e il comportamentismo.

Per la psicoanalisi i disturbi psicologici sono causati da conflitti interni all’individuo, aspetti inconsci che devono essere portati alla coscienza per estinguere il sintomo.

Per i comportamentisti i disturbi psicologici sono comportamenti appresi attraverso processi di condizionamento, e in quanto tali possono essere estinti attraverso nuovi apprendimenti guidati dal terapeuta.

Entrambi i modelli pertanto considerano i disturbi comportamentali e psicologici come il risultato di processi e dinamiche individuali.

Il gruppo del MRI incominciò a considerare i problemi come il frutto dell’interazione della persona col suo ambiente relazionale, il disturbo pertanto non è “nella” persona che ne soffre ma nel sistema relazionale in cui è inserita e nei processi comunicativi che lo costituiscono. I primi studi infatti si sono rivolti alla comunicazione disfunzionale nelle famiglie con pazienti schizzofrenici.

Uno dei principali terapeuti che ha contribuito allo sviluppo di questo approccio clinico è stato senza dubbio Jay Haley, questo nell’opera “Terapia del problem solving” espone chiaramente come un sintomo individuale possa essere la conseguenza di dinamiche relazionali disfunzionali, nella famiglia. Per Haley i sintomi lamentati sono il risultato di sequenze relazionali fra i membri della famiglia, ridondanti e ripetitive, che alimentano e mantengono il problema, la terapia pertanto consiste nel rompere tali sequenze.

Facciamo un esempio:

La madre ha un legame intenso con il figlio che presenta il problema, tale legame non risolve la situazione ma conduce ad un aumento della sintomatologia del figlio. Ha questo punto la madre richiede l’aiuto del padre che fino a quel punto ha avuto una posizione marginale. Non appena il padre si inserisce nella relazione madre figlio, la madre si ribella accusandolo di non essere capace. Il padre ritorna ad occupare un ruolo marginale, il legame intenso figlio-madre si ricompone e il figlio riintensifica i suoi sintomi ponendo le basi affinchè si ripeta l’intera sequenza. Questa sequenza ripetitiva si può descrivere anche nei termini di un intenso coinvolgimento tra adulto e bambino che, alternativamente, include e esclude l’altro adulto.

Come mette in risalto Haley rendere consapevoli i membri della famiglia delle loro interazioni disfunzionali non è terapeutico ma addirittura controproducente, in quanto aumenterebbe le loro resistenze. L’intervento terapeutico consiste nel dare prescrizioni comportamentali che vadano direttamente o indirettamente a bloccare la sequenza disfunzionale provocando una conseguente estinzione dei sintomi e una nuova organizzazione della famiglia. Nel nostro esempio l’interruzione della sequenza interattiva che origina il problema, può essere realizzata in due modi: chiedendo al padre di occuparsi completamente dei problemi del figlio o al contrario chiedendo alla madre un ancora maggiore coinvolgimento col figlio e di escludere completamente il padre. La prima soluzione è più rischiosa in quanto può incontrare l’opposizione della madre, che si può sentire svalutata dal terapeuta; la seconda soluzione può condurre la madre a recedere, per effetto paradossale, dal suo comportamento iperprottettivo e a coinvolgere realmente il padre.

E’ interessante notare come una situazione “anormale”, ipercoinvolgimento madre – figlio, venga risolta introducendo una nuova condizione “anormale” (ipercoinvolgimento padre- figlio o maggiore ipercoinvolgimento madre-figlio) che costituisce il ponte che gradualmente conduce alla riorganizzazione del sistema familiare su dinamiche relazionali più equilibrate, che rendono inutile la sintomatologia precedente espressa da uno dei membri della famiglia.

La terapia breve strategica, orientata alla risoluzione del problema, nasce proprio al Mental Research Institute,   e si è costituita sulla base dei grandi maestri che in quel contesto hanno studiato il rapporto fra disturbi psicologici della persona e il sistema interattivo in cui è inserita. Ancora oggi un intervento di terapia breve considera attentamente le dinamiche relazionali all’interno della famiglia, che possono essere collegate alla sintomatologia lamentata dal paziente. Si differenzia dalla terapia familiare perché non necessariamente considera la famiglia come origine di tutti i problemi psicologici e inoltre non ritiene necessario vedere tutti i suoi membri per produrre un cambiamento, ma si adatta alla situazione portata. In alcuni casi si può lavorare anche solo sulla persona che lamenta il problema e produrre indirettamente un cambiamento a livello familiare, in altri si vedono solo i familiari per produrre il cambiamento sulla persona che lamenta il problema.

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