Francesco Tinacci - Psicologo e Psicoterapeuta | Riceve ad Empoli e Firenze

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TERAPIA STRATEGICA DEL BAMBINO

TERAPIA STRATEGICA DEL BAMBINO
6 giugno 2016 francesco

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I genitori si possono trovare a dover affrontare tutta una serie di problemi durante la crescita del bambino, dal neonato che piange e non vuole dormire, alle bizze prima di mangiare, dai comportamenti provocatori alle paure ecc… Tali difficoltà sono naturali, fanno parte del processo di crescita e rendono il mestiere di genitori uno dei più difficili e impegnativi. In generale questi si trovano a dovere chiedere aiuto quando la situazione è diventata insostenibile e le varie azioni volte a risolvere il problema non sono state efficaci.

Il primo punto fondamentale prima di intervenire su un bambino è evitare l’effetto etichettamento, ovvero attraverso una diagnosi psicopatologica passare al piccolo paziente l’idea che sia malato; questo determina una profezia che si autoavvera, ovvero il bambino può protestare o accettare l’etichetta confermando in entrambi i casi la sua veridicità. In terapia strategica per scongiurare tale eventualità si lavora sui figli attraverso i genitori (i bambini non partecipano alla seduta), nello specifico vengono date delle indicazioni ai genitori che dovranno attuare nel contesto familiare.

Questo metodo oltre ad evitare di costruire letteralmente un “caso” rende i genitori partecipi del processo di cura del figlio, in altri termini il terapeuta indica le strategie che questi dovranno applicare per risolvere la situazione, in un processo di collaborazione e crescita personale, che condurrà alla scoperta di come poter risolvere e gestire i problemi dei propri figli.

Per quanto riguarda l’intervento, questo dovrà adattarsi allo specifico problema portato per cui non esiste una regola generale di soluzione.

Quello che comunque si nota in ambito clinico è che se un problema non si risolve i tentativi che vengono messi in atto nel presente per migliorare la situazione sono ciò che lo alimentano, l’intervento pertanto consisterà primariamente nel valutare se i tentativi di soluzione operati dall’ambiente familiare non vadano a complicare ulteriormente la situazione. E’ importante sottolineare che questo non vuol dire che i genitori sono i responsabili dei problemi dei figli in quanto, questi agiscono sempre con le migliori intenzioni e non possono essere colpevolizzati, l’obbiettivo è modificare insieme quei comportamenti e quegli atteggiamenti che con le migliori intenzioni ottengono gli effetti peggiori.

Solo per fare un esempio ripropongo il concetto di “vantaggio secondario”: un comportamento “sintomatologico” del bambino se è oggetto di preoccupazione dei genitori e di conseguenza si attivano per cambiarlo, permette al piccolo di ottenere una straordinaria attenzione su di sè, sicuramente anche maggiore di qualcosa di positivo: a livello relazionale il problema pone il bambino al centro della famiglia. Di conseguenza più i genitori si sforzano di cambiare la situazione più la rafforzano.

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