Francesco Tinacci - Psicologo e Psicoterapeuta | Riceve ad Empoli e Firenze

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Terapie Brevi non Ordinarie

Terapie Brevi non Ordinarie
10 maggio 2016 francesco

uroboro

 In questa sessione riporto esempi di terapie brevi messe in atto dai grandi maestri, che hanno inventato e posto le basi di quella che oggi viene chiamata Terapia Strategica, o riporto storie inventate o meno, ma che comunque spiegano come un cambiamento può avvenire in breve tempo.

Questa terapia è stata eseguita da Milton E. Erickson e viene riportata da Jay Haley nel libro “Terapie non Comuni”:

Il problema era quello di una ragazza di quattordici anni che era convinta di avere i piedi eccessivamente grandi. Da circa tre mesi aveva cominciato ad isolarsi sempre di più, non voleva andare a scuola o in chiesa e neppure uscire per strada. Inoltre non voleva assolutamente parlare dei suoi piedi, neppure con un medico. La situazione peggiorava di giorno in giorno e le rassicurazioni della madre non avevano avuto nessun effetto.

Erickson riferisce:

Mi accordai con la madre che il giorno seguente sarei andato a trovarla con il pretesto di visitarla per vedere se aveva l’influenza. Si trattava di una scusa, ma in effetti la madre non si sentiva bene e io le dissi che avrei dovuto visitarla. Quando arrivai la madre era a letto; le feci un accurato esame obbiettivo, le esaminai il torace, le ispezionai la gola e così via. Poi chiesi alla ragazza che era presente di prendermi un asciugamano e quindi di restarmi accanto perché avrei potuto avere bisogno di qualcosa; era molto preoccupata per la salute della madre. Guardandola mi resi conto che era molto sviluppata, ma non aveva i piedi grandi. Mentre osservavo la ragazza mi chiedevo cosa potevo fare per portarla su questo problema. Alla fine mi venne un’idea. Non appena ebbi finito di visitare la madre, feci in modo che la figlia si trovasse esattamente dietro di me, ero seduto sul letto e parlavo con la madre, ad un certo punto mi alzai con calcolata lentezza, poi improvvisamente feci un passo in dietro in modo maldestro e misi giù con forza il tacco sul piede della ragazza, che naturalmente urlò di dolore. Allora mi voltai verso di lei e le dissi in tono adirato: “Se ti fossi fatta crescere un po’ quegli aggeggi microscopici, li avrei visti e non mi sarebbe successo”. La ragazza continuò a guardarmi sbalordita mentre scrivevo una ricetta e telefonavo in farmacia; quel giorno dopo molto tempo, chiese alla madre se poteva andare al cinema e andò a scuola e in chiesa. Così finì il suo isolamento che durava da tre mesi. Qualche tempo dopo seppi che la ragazza era diventata molto socievole e si divertiva. Né lei né la madre riuscirono a capire cosa avevo fatto; la madre si era accorta soltanto che quando ero andato a trovarla quel giorno ero stato scortese con sua figlia, ma non poteva mettere questo fatto in rapporto con il ritorno alla normalità.

 

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