Francesco Tinacci - Psicologo e Psicoterapeuta | Riceve ad Empoli e Firenze

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IL DUBBIO

IL DUBBIO
3 maggio 2016 francesco

golconde

 

“Quando l’insicurezza in cerca di certezza ci domina, il pensiero diviene il nostro nemico”

Krishnamurti

 

I problemi psicologici possono essere collegati ad aspetti concreti della realtà, come nel caso delle fobie specifiche la persona teme una determinata cosa (es: animali, l’aereo, le altezze etc..), oppure ciò che è sentito come problema dalla persona, non è esterno ma è interno a lei. Questo è il caso del dubbio, ovvero la sensazione soggettiva di incertezza rispetto ad un determinato aspetto. Esistono tanti dubbi quanto se ne possono inventare, possono riguardare le capacità personali (sarò in grado di…?), gli altri (mi posso fidare di quella persona?), la salute (è possibile che abbia una grave malattia ancora latente?), le relazioni sentimentali (sarà la persona giusta per me?), il proprio orientamento sessuale (sono sicuro di essere completamente eterosessuale? O viceversa) etc..

E’ importante sottolineare che tali domande arrivano nella mente della persona (per svariate ragioni, es: un mio amico è stato tradito dalla partner, mi chiedo se può succedere anche a me), ovvero che non se le cerca volontariamente, di conseguenza ogni indicazione che implica una responsabilità da parte della persona afflitta dal dubbio è sicuramente controproducente. In altre parole il dubbio c’è e la persona non può non farselo venire volontariamente.

Ma tali indesiderate forme di incertezza fanno parte dell’esperienza di vita di ogni individuo, penso che nessuno possieda la certezza assoluta (questo può essere un problema ancora peggiore) e che spesso ci imbattiamo nel dubbio. Quest’ultimo diventa un problema quando è una presenza costante nella mente della persona, nei casi più gravi, fino a risucchiarla completamente impedendole di svolgere le naturali attività della vita quotidiana.

Secondo una prospettiva teorica sistemico-costruttivista, rispetto questo argomento, l’attenzione si concentra sui meccanismi che trasformano una normale forma di incertezza in un chiodo fisso, fino a far diventare tale condizione invalidante. Come già rilevato in altri tipi di problemi sono proprio i tentativi messi in atto dalla persona per liberarsi dal dubbio che lo alimentano e la fanno intrappolare sempre di più.

La terapia strategica pertanto si concentrerà principalmente nell’interrompere tali tentativi di soluzione fallimentari.

I principali sono:

Cercare di non pensare: la persona può percepire il dubbio come un pensiero intrusivo che vuole annullare, la sua razione sarà pertanto quella di distrarsi volontariamente da tale pensiero, ottenendo l’effetto opposto di essere sempre tormentata da quest’ultimo.

Ragionamenti razionali: la persona può usare come strategia per risolvere il dubbio la razionalità, ovvero attraverso ragionamenti logici si illude di poter trovare la soluzione ultima e di conseguenza liberarsi dalle proprie incertezze. In questo caso si trova che nessuna spiegazione è mai del tutto rassicurante (se funziona, funziona nel breve termine) e inoltre si ottiene l’effetto paradossale di mantenere sempre vivo il dubbio ragionandoci sopra: si ragiona e quindi “si pensa per non pensarci più”, ma di fatto la mente è sempre concentrata lì.

Ricerca della risposta definitiva: la persona ricerca la risposta che risolve il dubbio, quindi a differenza del caso di sopra non abbiamo processi razionali, ma la ricerca di una verità ultima che metta a tacere ogni incertezza. Tale illusoria tendenza umana molto probabilmente è collegata all’attuale sviluppo tecnologico e scientifico, che ha condotto ad uno straordinario incremento delle conoscenze e ad un conseguente maggior controllo sulla realtà. In questi casi la risposta non risolve mai il dubbio della persona, ma al contrario nuove conoscenze incrementano nuovi dubbi: per esempio la persona che teme di avere un grave problema di salute e ricerca informazioni su internet, non solo non si tranquillizzerà ma svilupperà il dubbio di avere anche altri problemi.

Richiesta rassicurazioni ad altri e delega: la persona cerca di risolvere il dubbio coinvolgendo le persone vicine. Può chiedere continue rassicurazioni rispetto un determinato aspetto della realtà che la preoccupa, quando le riceve la sua incertezza non si placa e le domande agli altri in genere si intensificano portandoli all’esasperazione. La persona può delegare agli altri decisioni che dovrebbe prendere in prima persona, questo copione determina l’instaurarsi di relazioni di dipendenza e un conseguente incremento dell’insicurezza individuale.

Prendere precauzioni in anticipo: la persona si difende preventivamente da qualcosa di negativo che ha il dubbio che possa accadere. Questa modalità porta alla realizzazione concreta di quello che la persona teme, per esempio: ho il dubbio di non essere all’altezza di fare una determinata cosa, la evito e confermo a me stesso di non essere effettivamente in grado.

Sperimentazioni: la persona controlla effettivamente con prove empiriche se i suoi dubbi sono fondati o meno, ma in questo caso non considera che lo sperimentatore influenza ciò che vuole rilevare. Un esempio di questo l’abbiamo rispetto ai dubbi sul proprio orientamento sessuale, la persona può mettere alla prova le proprie sensazioni quando si trova a contatto con una persona del suo stesso sesso, tale controllo porterà ad una alterazione delle sensazioni percepite, alimentando ancora di più i dubbi sul proprio orientamento (sento qualcosa quindi sono omosessuale, ma tali sensazioni le ho indotte io col mio controllo “sperimentale”).

Si nota come la persona cerca di controllare con procedure razionali aspetti puramente irrazionali, ossia come partendo da una premessa non logica, in quanto costituita da una sensazione di incertezza, reagendo concretamente con azioni logiche ottenga effetti ancora più irragionevoli: alimenta i propri dubbi.

Ma a questo punto ci si può domandare se una volta tolti i fattori che alimentano il dubbio questo permanga o svanisca, visto che, il dubbio “arriva” e se si cerca di non pensarci arriva ancora di più. La risposta è che se la persona riesce a non reagire e a non alimentarlo il dubbio gradualmente si dissolve, un’immagine che può aiutare è quella della pianta: se non viene più annaffiata anche la più resistente prima o poi secca.

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