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Disturbo da attacchi di panico

Disturbo da attacchi di panico
1 aprile 2016 francesco

 panico imm

Il disturbo da attacchi di panico si caratterizza dalla presenza di intense crisi di ansia: abbiamo una escalation dei principali parametri fisiologici (tachicardia, affanno respiratorio, tremori, aumento della sudorazione, vertigini ecc), associati alla sensazione psicologica di impazzire o di perdere il controllo di se stessi. Tali crisi hanno una specifica durata ed un’intensità tale che generano un blocco completo della persona. Si differenziano pertanto da stati di ansia più generalizzati, costituiti da una tensione emotiva più diffusa nel tempo e meno intensa.

La presenza di crisi di panico può essere presente in diversi disturbi (es. fobie specifiche, ossessioni, paranoie ecc…), si parla di disturbo di attacchi di panico quando il problema lamentato dalla persona consiste (in genere in seguito ad un episodio di perdita di controllo) nel timore di avere una crisi di panico e nelle conseguenti reazioni per evitare che si verifichi un nuovo episodio. Riprendendo un aforisma di M. de Montaigne per il panicante: “La paura è la cosa di cui ho più paura”.

Ma le reazioni della persona per controllare una realtà così devastante come l’attacco di panico in realtà invece di risolvere il problema costruiscono il disturbo, determinando in modo paradossale le successive crisi che si vorrebbero impedire.

Queste reazioni che sono i fattori su cui l’intervento terapeutico interviene sono principalmente tre, analizziamo di seguito per ognuna l’effetto paradossale nel mantenimento del problema:

  • Controllo delle reazioni fisiologiche che porta alla perdita di controllo: la persona ascolta continuamente il proprio stato psico-fisiologico, alla minima alterazione si spaventa (nell’ipotesi di poter avere una crisi) e comincia a controllare le proprie reazioni alterandole fino all’escalation del panico. Il circolo vizioso che porta fino al panico può essere esemplificato così: normale attivazione fisiologica- paura per tale attivazione- aumento dell’attivazione fisiologica- paura per tale aumento- ulteriore aumento dei parametri psicofisiologici; e così via fino al blocco completo.
  • Evitamento delle situazioni ritenute pericolose: la persona evitando scampa alla crisi, quindi questa è una strategia che funziona, ma nella sua ripetizione ha un effetto contraddittorio, ovvero conferma ripetutamente che le situazioni evitate sono pericolose (e implicitamente che se ci si fosse esposti avremmo avuto una crisi), aumentando di conseguenza la percezione della paura.
  • Richiesta di aiuto ad altri: con la presenza di persone pronte ad intervenire in caso di attacco la persona si sente più sicura e può riuscire ad affrontare situazioni temute, quindi anche questa è una strategia che nell’immediato funziona. A lungo andare però ha un effetto contraddittorio: ogni volta che la persona chiede aiuto e lo riceve conferma implicitamente a se stessa che da sola non sarebbe stata in grado, il senso di insicurezza personale aumenta e di conseguenza anche la percezione della paura.

 

La ripetizione nel tempo di queste strategie disfunzionali può portare ad una generalizzazione del problema: il panico non è più legato a specifiche situazioni ma la percezione soggettiva di essere in pericolo e poter avere una crisi si estende ai vari ambiti di vita della persona, portandola ad intensificare gli evitamenti e le richieste di aiuto. A questo punto il problema non è più costituito dalla presenza degli attacchi ma da tutte le precauzioni messe in atto per non averli, la vita diventa pertanto totalmente condizionata dal disturbo.

La terapia strategica degli attacchi di panico consiste nel riportare il paziente ad avere il controllo di se stesso (e di conseguenza di recuperare le normali attività della vita quotidiana) attraverso indicazioni che seguono logiche non lineari, l’opposto delle tre strategie soprariportate, che nella loro evidente razionalità producono effetti irrazionali. La terapia pertanto non consiste nel rendere consapevole la persona dell’infondatezza delle sue paure o nel ricercare le cause originarie di queste, in quanto questa è bloccata sul piano emotivo ed ogni intervento di tipo razionale- cognitivo (perseguito spesso con le migliori intenzioni dalle persone vicine) risulta spesso inutile ed aumenta il senso di frustrazione personale al ripresentarsi della prossima crisi.

 

Articolo pubblicato per 5-Avi.

 

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